MATTEO PLACUCCI -Crossing the Balkans

MATTEO PLACUCCI - Crossing the Balkans

Guardando l’esposizione “Crossing the Balkans” del fotoreporter italiano Matteo Placucci anche tutti voi visitatori sarete immediatamente catapultati nei contesti geografici e umani che l’autore racconta nel testo che accompagna la mostra in cui riflette sulle dinamiche sociali e geografiche che sottendono al progetto fotografico.
La rassegna di umanità raccolta dall’autore in queste fotografie riguarda volti provati ma decisi, situazioni che rasentano l’assurdo e l’inumano, ambienti diroccati, simboli necessari – dall’onnipresente cellulare con le mappe del tragitto alle schede telefoniche, passando per il cannocchiale per vedere la frontiera, le tende e le file per ricevere supporto – i segnali di passaggio, di permanenza, di speranza, di coriacea volontà, di sopravvivenza, sopportazione, capacità di adattamento.

E poi c’è il confine, quello stesso di cui parla il professore iraniano di Antropologia, Shahram Khosravi (migrante illegale nel 1988) nel suo libro Io sono confine che Matteo citerà all’inizio del suo contributo testuale. Tale confine si costruisce non solo visivamente, ma anche attraverso una mappatura delle esistenze di questi uomini che cercano instancabilmente di superare quel limite per raggiungere l’agognato sogno di una vita migliore.
Nelle fotografie di Matteo Placucci vi invito, come sua curatrice, a guardare i diversi livelli di lettura dei singoli scatti: anzitutto la storia umana, ovviamente. Ma questa non sarebbe così tangibile nelle scene inquadrate senza l’apporto sostanziale della luce (altro livello di lettura su cui vi suggerisco di porre attenzione), che riveste le situazioni più disparate su cui l’autore si sofferma: i profili dei volti, degli oggetti, gli interni illuminati – necessariamente – dalla luce naturale o riscaldati da qualche fuocherello acceso per cucinare.

Come noi guardiamo loro, lungo il percorso, i protagonisti delle immagini dovevano guardarsi; per questa ragione l’editing è stato concepito appositamente a tale scopo, come percorso non tanto (o solo) espositivo, quanto di interrelazione umana, che permettesse di avviare un circolo virtuoso di sinergie fra le singole storie e tutti noi.
Questo reportage è schietto, immersivo, poliedrico perché parla con una narrazione precisa che passa dal linguaggio del ritratto a quello del paesaggio, non dimentica i dettagli, i contesti interni e quelli in esterna che completano la documentazione logistica.

C’è uno scatto che più di tutti racconta ogni passo compiuto, ogni tentativo fallito: è il ritratto di un giovane uomo che ci guarda dal centro del fotogramma, avvolto dal suo telo di plastica verde, circondato dai fiocchi di neve che oscilla nell’aria cadendo dal cielo e dal candore di quella già posata che rende tutto bianco intorno a lui. Lo sguardo è incerto, stanco ma non perde di vista il suo obiettivo. Che non siamo noi, in fin dei conti, ma il suo futuro: è a lui che si rivolge interdetto e speranzoso, cercandolo con ogni forza e provando a migliorarlo… “Crossing the Balkans”.

Loredana De Pace
giornalista – curatrice indipendente


BIOGRAFIA MATTEO PLACUCCI
Il fotoreporter italiano Matteo Placucci, classe 1983, è nato a Cesena (FC). La sua esperienza nel mondo della fotografia comincia nel 2017. Durante un lungo viaggio di due anni nell’Africa subsahariana sente forte l’esigenza di raccontare ciò che lo circonda e le storie delle persone che via, via condividono con lui una parte della loro vita.
Empatia, sensibilità e capacità di ascolto sono le pietre miliari di una fotografia che inevitabilmente si sviluppa di giorno in giorno nel suo modus operandi, e che ha potuto svilupparsi ancor più durante gli studi di fotogiornalismo, che Matteo ha svolto a Roma, presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata (ISFCI).
Problematiche sociali, eventi politici e religiosi, conflitti ambientali e questioni legate al cambiamento climatico: questi sono gli argomenti principali che Matteo Placucci affianca al filo conduttore di gran parte dei suoi progetti, ossia la salute mentale e la sfera emotiva dei protagonisti delle storie che racconta. “Decidere di diventare fotografo senza aver compiuto un vero e proprio percorso accademico non è stato facile, ma questa scelta è stata dettata dalla forte necessità di documentare e testimoniare”, sottolinea l’autore. Nel 2017, scegliendo questa professione, ha deciso di diventare parte attiva in questa testimonianza.
Matteo Placucci è seguito dalla curatrice Loredana De Pace ed è rappresentato dall’agenzia francese Hans-Lucas.

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