ESPOSITORI

REGGIA DI COLORNO - PIANO NOBILE

REGGIA-APPARTAMENTO DUCA

REGGIA-APPARTAMENTO PRINCIPE (lato sud)

COLORNO - SPAZIO ESPOSITIVO VENARIA

COLORNO - SPAZIO MUPAC ARANCIAIA

PARMA -Spazio espositivo BDC

 

CARLO FELICE CORINI - L’UOMO E L’ETERNITÀ


Mostra a cura di Marco Scotti

Ice Corini ci ha abituati alle sue flâneuries attraverso il mondo; questa volta però l’“architetto fotografo” sembra scandire il suo taccuino di viaggio, secondo un ritmo binario, mettendoci ad ogni tappa di fronte ad un gioco esplicito di opposizioni. Eppure questo meccanismo che vede contrapporsi con evidenza retorica Effimero ed Eterno svela ad una lettura più attenta una complessità inattesa: che finisce ben presto per mettere in crisi dall’interno ogni univoca interpretazione. Del resto anche lo sguardo “illuminista” e laico, dietro cui si trincera l’autore, lascia l’osservatore in una sorta di sospensione di giudizio: in bilico tra ironico distacco e umana partecipazione.
Pensiamo alle braccia dei fedeli /spettatori che si alzano elevando in una moderna ostensione i loro telefonini di fronte all’immagine della Virgen Morenita al Santuario di Nostra Signora di Guadalupe (Mexixo 2016) o alla coppia borghese (ma “tatuata”) che si ritrae in un selfie con il Buddha sdraiato al Tempio di Wat Pho a Bangkok (2016): quale più esplicito esempio di un rituale consumistico destinato a cannibalizzare ogni forma di sacralità? Eppure a ben guardare lo slancio verticale della prima immagine finisce per risucchiare in una inedita ascesi anche le figure dei “turisti”, mentre nella seconda la fuga prospettica vertiginosa del corpo del Buddha ci porta a sprofondare in uno spazio ancora ricco di mistero, che certo il giovane in primo piano tutto proiettato in avanti non sembra cogliere, ma che forse proprio la fotografia del telefonino involontariamente riuscirà a registrare.
Così nel Cortile di vicinato al Quartiere Praga di Varsavia (2015), la piccola edicola con il Cristo e la magrittiana signora “senza volto” avvolta dal turbinoso volo dei piccioni partecipano di uno spazio della quotidianità amorevole ed armonioso.
Scandita da un ricercato equilibrio è la foto del Cimitero di St.Marx a Vienna (2019), ove sono state disperse le spoglie di Mozart, nel contrappunto tra il monumento funebre in primo piano, con la dolente e composta meditazione dell’angelo classicheggiante, e la domestica architettura del WC in secondo piano.
Più complesso il meccanismo visuale che sottende Corteo funebre a Dublino (2018), in cui è la stratificazione dei piani a costruire l’immagine, in un gioco di trasparenze e riflessi. L’ambiguità spaziale trova un suo parallelo nell’ambiguità dello sguardo del vero protagonista della fotografia, che guarda il feretro e allo stesso tempo lo spettatore, in una malinconica meditazione sulla morte. Il Cimitero delle Fontanelle a Napoli (2016) espone una vera e propria messa in scena, con un fondale in cui prevale l’horror vacui dei teschi ammassati, la statua del Cristo al centro ed in primo piano veri e propri teatrini allestiti; dietro le quinte, invece, sul “palcoscenico”, assistiamo alla cerimonia del Ganga Aarti a Varanasi (2015). La dea Kali è invece al centro degli sguardi incrociati delle visitatrici del Louvre di Abu Dhabi, che vediamo di spalle, sagome scure, pronte a ritrarre l’immagine sacra con il telefonino.
Ancora, il fascino, il misterioso stratificarsi della storia nel Vecchio cimitero ebraico di Praga (2019) è rotto dall’incedere militare del guardiano, che Ice Corini segue, pedina, nascosto come sempre dietro il suo obiettivo.
Ed eccoci alla fine del viaggio, a casa, sulla spiaggia del Lido di Venezia (2018), il luogo più vicino, quotidiano, frequentato, intimamente vissuto, eppure quello che apre ad un orizzonte fisico e spirituale più lontano. La foto è costruita con magistrale equilibrio compositivo, secondo una griglia geometrica precisa, scandita dalle linee parallele dell’orizzonte, del bagnasciuga, delle orme sulla sabbia: al centro la sdraio, la testa del bagnante vista ancora una volta di spalle, il nostro sguardo che finisce implacabilmente per dirigersi verso il segnale in mezzo al mare e coincidere con quello rivolto all’infinito del villeggiante. Ma l’ombra della sdraio e la sua stessa inclinazione rompe anche se per uno scarto quasi impercettibile il perfetto ordine della visione, a rimarcare l’irrequieta impotenza di fronte alla inacessibilità del reale.
Vanja Strukelj

Carlo Felice Corini, architetto, si occupa di fotografia fin dall'adolescenza. Dalla pratica in camera oscura analogica all'esperienza, negli anni più recenti, nell'elaborazione digitale dell'immagine, la fotografia ha sempre affiancato la pratica progettuale.
Nel corso degli anni ha frequentato numerosi workshop fotografici in molte sedi italiane ed estere, in particolare: TPW, Leica Accademy e Nikon School.
Ha partecipato a diversi eventi fotografici: Le altre arti degli architetti parmigiani a Parma nel 2007, FotoGrafia – Festival internazionale di Roma nel 2009.
Ha pubblicato nel 2013 Stadt Bilder raccolta di fotografie di scene urbane scattate durante frequenti viaggi di studio.
Si interessa prevalentemente alla fotografia di architettura e di viaggio.