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GIOVANNI CHIARAMONTE Interno Perduto

Una piccola selezione di "INTERNO PERDUTO" chiude la mostra delle CSAC esposta in ambito del Colornophotolife.

Giovanni Chiaramonte terrà una conferenza sulla fotografia di paesaggio domenica 3 novembre alle ore 17, presso la Sala Polivalente dell’Abbazia di Valserena, sede dello CSAC.


Giovanni Chiaramonte, nato a Varese nel 1948 da genitori siciliani, originari di Gela, nel 1961 è a Milano dove conclude gli studi filosofici e si avvicina, già a partire dagli anni Sessanta, al cinema e alla fotografia. Chiaramonte inizia a fotografare alla fine degli anni sessanta, nel solco della ripresa della forma figurativa, dopo la grande stagione astratta e informale di certe tendenze della Pop Art e dell'Arte concettuale.

L'immagine di Chiaramonte si è formata sul modello della scuola americana di Alfred Stieglitz e di Minor White[1], e successivamente si innesta nel solco della tradizione teologica ed estetica della Chiesa d'Oriente[2], incontrata in Pavel Nikolaevic Evdokimov, Olivier Clémente, soprattutto, nel regista russo Andrej Tarkovskij ed ha come tema principale il rapporto tra luogo e destino nella civiltà occidentale.

Nel 1974 espone alla Galleria Il Diaframma di Lanfranco Colombo i lavori “Sequenza nel tempo” e “Dov’è la nostra terra”; sempre di quell’anno è “Discorso di Natale”, serie di scatti in sequenza del discorso di Paolo VI trasmesso dalla televisione pubblica. Nel biennio successivo approfondisce i suoi studi teologici, si avvicina alla fotografia americana e al lavoro di Ugo Mulas; nel 1977 fonda con Luigi Ghirri (con il quale dividerà in seguito molte imprese descrittive del paesaggio italiano) e altri la casa editrice Punto e Virgola[3]. Nei primi anni Ottanta ha inizio la sua produzione saggistica e l’attività di curatore, con le mostre “Italy. A country shaped by man” e “Fotografi spagnoli contemporanei”. Nel 1984 figura tra i fotografi coinvolti da Luigi Ghirri nell’impresa “Viaggio in Italia”, e due anni dopo in “Esplorazioni sulla via Emilia”; tra il 1984 e il 1988 completa il lavoro “Terra del ritorno”. Del 2005 è il volume “Attraverso la pianura”, che raccoglie immagini realizzate a partire dal 1987 e dedicate al tema del territorio padano attraversato dalle autostrade.

Già fin dalle prime ricerche sul paesaggio italiano, l'opera di Chiaramonte si manifesta come una personale sequenza di immagini nella quale le fotografie, pur singolarmente significative, acquistano nel loro insieme una straordinaria forza narrativa.

Caratteristica della sua fotografia è l'uso del formato quadrato, derivato dal negativo 6x6. Egli attribuisce al quadrato un valore simbolico, un valore di rapporto fra terra e cielo, in cui tutti gli elementi trovano la giusta collocazione.[4]

Dopo la mostra e il volume Fotografia europea contemporanea, in cui presenta nel 1983 i più importanti autori della sua generazione, si dedica dapprima alla relazione tra luogo e identità dell'uomo con i volumi Giardini e paesaggi, 1983, e Penisola delle figure, 1993. Affronta poi il dramma essenziale delle radici e del destino dell'Occidente in Terra del ritorno, 1989, e in Westwards, 1996. Un'elegia e un viaggio di ritorno nei luoghi del Mediterraneo è Ai confini del mare, 1999.

Nel 1993 Chiaramonte dona al Centro studi e archivio della comunicazione[5] di Parma la rassegna "Luogo e identità nella fotografia europea contemporanea[6]". Ad oggi, lo CSAC conserva un fondo[7] Giovanni Chiaramonte composto da 517 stampe fotografiche, opere rappresentative di tutto l’arco di attività dell’Autore. Il materiale conservato al CSAC è stato depositato dall’Autore a partire dal 1975 e donato con atto notarile nel 1994; il fondo è stato successivamente implementato con stampe di nuova produzione ed è tuttora in corso di aggiornamento. Questo fondo è pubblico e interamente consultabile.

Dopo aver fondato con Luigi Ghirri nel 1978 la cooperativa editoriale “Punto e Virgola”, dirige dal 1980 al 1989 la collana omonima per Jaca Book. Nel 1990 fonda le collane di fotografia di Federico Motta Editore, che dirige fino al 1993. Nel 1994 fonda e dirige le collane di fotografia della SEI di Torino. Nel 2002 dà vita alla collana di fotografia delle Edizioni della Meridiana di Firenze e nel 2007 a quella di Itaca/Ultreya[8].

Nel 2000 con i poeti e scrittori Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Luca Doninelli, Umberto Fiori, Giovanni Raboni, Davide Rondoni pubblica ed espone in Triennale l'opera Milano. Cerchi della città di mezzo[9]. In occasione del restauro della facciata della Scala realizza il volume d'artista In corso d'opera. Nel 2002 esce Frammenti dalla Rocca. Cefalù, e nel 2003 Dolce è la luce. Successivamente pubblicaAbitare il mondo: Europe, 2004, Berlin. Figure, 2004, Attraverso la pianura, 2005, Senza foce, 2005. Nel 2010 è presente all’Expo di Shangai con Nascosto in prospettiva. Nel 2010 espone L'altro_nei volti nei luoghi[10], un originale lavoro realizzato tra Palermo e Milano, organizzato in sequenze di trittici con al centro un ritratto.

Giovanni Chiaramonte ha esposto in mostre personali e collettive in tutto il mondo, ed ha pubblicato un centinaio di servizi per le più importanti riviste di architettura, prima tra tutte Lotus International[11]. Collabora stabilmente con la rivista di cinema e cultura dell'immagine «duellanti», per la quale cura la sezione dedicata alla fotografia.

Ha fondato e diretto collane di fotografia per Jaca Book, Federico Motta Editore, Società Editrice Internazionale e Edizioni della Meridiana.

Un ulteriore fondamentale ambito di lavoro di Giovanni Chiaramonte è quello didattico, che si svolge tra Palermo, Parma[12], Milano.

Attualmente è docente di Storia e Teoria della Fotografia alla Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, alla Facoltà di Architettura di Palermo e al Master di “Forma” in Milano[8].