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FOLCO QUILICI
"TESTIMONE DEL MONDO"
Tutta la mia attività di documentarista è sempre stata guidata dal sogno di bambino: scoprire, meravigliarsi, fantasticare.
Folco Quilici
E’ difficile dire se Folco Quilici (1930-2018) sia stato più grande come regista con i suoi straordinari lungometraggi da Sesto continente del 1954 a Cacciatore di navi del 1990 o come divulgatore capace, con documentari come L’Italia vista dal cielo e con innumerevoli programmi televisivi, di raggiungere un pubblico vastissimo. Tutto ciò non dovrebbe però oscurarne la fama di eccellente fotografo dotato di uno stile asciutto, essenziale, diretto e mai banale. Bastano questi preziosi reportage in bianconero realizzati negli anni Sessanta in diverse parti del mondo e ora conservati nell’archivio della Fondazione 3M per comprendere come Folco Quilici non fosse soltanto attratto dalla bellezza dei paesaggi ma, da autentico precursore qual era, cercasse nei luoghi ancora incorrotti quell’antica purezza che l’avanzare della cosiddetta civiltà occidentale già cominciava a contaminare in modo irrimediabile. Questo è il fil rouge che lega i diversi lavori e si ritrova in quelli realizzati a Bangkok di cui coglie con efficacia la brulicante ma sfuggente vitalità, nelle isole della Polinesia francese dove documenta le antiche tradizioni e i riti più suggestivi o nella Pampa argentina dove le forti contraddizioni fra passato e presente sono ben sintetizzate dall’efficacissima immagine in controluce dove sono accostate le sgangherate carretas dei gauchos e la sagoma di un piccolo aereo a elica. Ndei servizi sul Congo e sul Ciad emerge, inoltre, un’attenzione alla vita quotidiana osservata con lo sguardo attento e il distacco rigoroso dell’antropologo di razza. Bravissimo nell’evitare ogni retorica, compresa quella del “bel tempo passato”, Quilici modifica spesso il suo approccio fotografico passando dal primo piano di un volto alla ripresa dell’insieme indispensabile per conferire grandiosità a certe scene di gruppo, ma rimane sempre fedele al suo stile caratterizzato da una grande eleganza. Che resta tale anche quando deve operare in quelle condizioni difficili che gli suggeriscono soluzioni semplici eppure spettacolari come nel ritratto del capo Peuls realizzato illuminandolo con i fari dell’automobile accanto al primo piano di un trofeo simbolo del suo potere.
Roberto Mutti